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In farmacia. Ovvero parole lenienti

26 mag 2021
Tempo di lettura: 2 min



Oggi pubblico una breve ma intensa riflessione di una lettrice del blog che ci racconta come l'ascolto può essere terapeutico, anche quando accade per caso.


La mano sta tremando, un tremore leggero ma continuo. Inspiro ed espiro lentamente, dicono di fare così. Respiro e sono là dove vado sempre quando devo pensare a un momento piacevole. Quella spiaggia, il profumo del mare, la luce bianca, il calore lieve, il silenzio.


Sto cercando di rilassarmi prima della misurazione della pressione in farmacia. È un sabato mattina e durante la notte la mia pressione ha deciso di salire a vedere le stelle. Non so nulla di ipertensione, io sono un’esperta di pressione bassa. Che c’entra la pressione alta con me?


Ci provo a restare su quella spiaggia, ma la paura dell’inaspettato e della fragilità mi riporta qui.


Respiro. Analisi di realtà. Niente ricovero in ospedale, la pressione che lentamente si è abbassata, la guardia medica che se ne va.


Respiro. Rilasso le spalle, non sono in guerra, paura stammi lontano.


La farmacista misura. Che bella questa spiaggia e questo mare. La pressione è normale!


Il sollievo è un argine che si rompe. Mi metto a piangere. Racconto alla farmacista la mia paura, proprio quella. E lei si ferma e mi ascolta. E poi parla, di lei, di come riesce a puntellarsi con iniezioni per non crollare e presentare al mondo il solito viso tranquillo e professionale. Non la conosco, questa farmacista, mi avrà servito forse un paio di volte in questi anni. Ma in quella stanzetta della farmacia le nostre parole, poche ma così intense, ci hanno lenito. Fermarsi, parlare e ascoltare. Scambiare piccoli frammenti delle nostre vite e sentire che si rattoppano.


Esco col viso pulito. Leggera, indosso un sorriso per mio figlio.

 
 
 

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